Perché Cezanne?

Per quanto mi riguarda, la pittura è sempre  illusione, specchio. Anche quando raffigura 

la “realtà”: La differenza fra “illusione” e “gioco” - perdonatemi il gioco di parole - è illusione!

E’ partendo da questo presupposto che affronto Cezanne nelle sue notti insonni ( peraltro non documentate). Con un gioco di specchi, di illusioni.

A mia memoria, di Cezanne  non esistono notturni; certo, alcuni dipinti più cupi sicuramente si, specie prima del periodo impressionista, ma non notturni.

Lo immagino spesso  di ritorno da una seduta di pittura, a tarda sera, magari sotto un temporale estivo. Lui che, cavalletto in spalle, cercava di imprigionare la luce che scaturiva dal mezzogiorno francese: ma, forse, alla ricerca di una “ Luce”  più spirituale. E la cercava - meraviglioso paradosso -, nelle notti (insonni), sotto un cielo d’agosto. Notti illuminate dal lampo che, come ci ricorda Eraclito, “governa ogni cosa”.

 

Mi sorprendo  spesso ad osservarlo ( la pittura ci permette questi salti temporali ) mentre se ne sta al cavalletto intento nel “fermare” la luce di una fiamma accesa per rassicurarlo.

Ma d’altro canto la luce non esiste senza il buio. E l’illusione della pittura  senza la realtà.

 

 

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